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Progetto San Michele Arcangelo

Consigli Sicurezza a 360°

PROGETTO SAN MICHELE ARCANGELO

CONSIGLI UTILI E PRATICI PER UNA VITA SERENA E TRANQUILLA AL RIPARO DA FURBI E FURFANTI



Con questo progetto, desidero aiutare con spirito sincero, tutti quei concittadini e paesani di Lugugnana, mettendo a loro disposizione la mia esperienza per una vita più serena e sicura nelle proprie case e in strada.
L'Arcangelo Michele è il simbolo della lotta del bene contro il male ed è il patrono della Polizia di Stato.
Valter Cav. Stabile




CURRICULUM  AUTORE

Sono il sovrintendente in quiescenza della Polizia di Stato Valter Cav.STABILE. Ho servito la Polizia per 25 anni svolgendo per 23 anni servizio operativo di prevenzione/repressione  reati in pattuglia sulle strade di tutta la provincia di Venezia ed  in particolare  nel  Portogruarese. Sono stato collocato in pensione per invalidita' come “vittima del  dovere”nel 2003 a causa delle gravi e invalidanti ferite riportate in servizio durante una operazione di soccorso ad altra persona infortunata. Negli ultimi 10 anni ho  avuto mansioni di  capoequipaggio responsabile di una squadra. Nell'arco della vita operativa ho conseguito  numerosissimi successi contro la criminalità, guadagnandomi riconoscimenti e plausi.Ho partecipato come volontario a operazioni di soccorso/ordine pubblico, come la strage della stazione di Bologna e al disastro della Val di Stava (Tn) e per la prima emergenza flussi albanesi nella zona di Brindisi.Ho partecipato come  volontario ad operazioni di ordine pubblico e prevenzione antiterrorismo a Merano (Bz). Durante questi anni di esperienza nella lotta alla criminalità  sono rimasto infortunato o ferito più o meno gravemente almeno 15 volte, ciò testimonia la mia dedizione ai compiti istituzionali affidatimi. Quindi in  considerazione di questa esperienza maturata nel settore più operativo, ho pensato di fornire ai cittadini un supporto utile ad evitare tutte quelle spiacevoli conseguenze derivanti dall'aver subito una violenza e soprattutto,  se possibile ad evitare che le stesse accadano.In tanti anni ho conosciuto  criminali più o meno furbi tentare in ogni modo di sottrarre i beni di ignari cittadini, ma nello stesso modo ho visto altrettanti cittadini che troppo superficialmente si lasciano sedurre da questi malintenzionati.
Prima regola da imparare è che è necessario essere più diffidenti e maliziosi nei confronti di chi vi propone un possibile vantaggioso affare o cerca con un pretesto banale di entrare nella vostra casa o chi ostenta un particolare interesse per la vostra persona o per i vostri beni sia di persona che tramite il web. Ora nel tempo libero mi occupo di consulenze per la sicurezza e di solidarietà sociale a favore di due importanti Onlus, con lo stesso impegno e passione di prima.


Una scorta in moto che non si dimentica facilmente

Ricordo che era una freddissima e umidissima mattina di un giorno del gennaio  1985 e dopo essermi svegliato e preparato nella mia camerata del distaccamento di Portogruaro, insieme ad un collega anche lui accasermato, abbiamo preparato le moto Guzzi V7 per uscire in servizio di scorta a un carico eccezionale che dovevamo prelevare a Mestre per condurlo fino all’uscita autostradale di Ferrara. Premetto che era un periodo molto freddo, con una umidità tale, che la foschia bagnava gli indumenti e penetrava nelle ossa. Ce anche da dire che gli anni 80, per il nostro distaccamento, sono stati anni durissimi per le scorte in moto ai carichi eccezionali. La sezione di Mestre demandava a noi, quasi tutte le scorte di maggiore tratta e difficoltà ed in particolare da svolgersi rigorosamente in moto con qualsiasi tempo (a eccezione della nebbia). Ricordo di aver indossato sotto l’uniforme, svariati indumenti protettivi contro il freddo, sciarpa e alla fine la "mitica" combinazione cerata grigioverde. Vorrei criticare apertamente l’ideatore di tale indumento che resisteva alla pioggia non più di 30 minuti, non lasciava traspirare il calore del corpo, non teneva il vento ed era poco visibile, se non per niente, dopo il tramonto(le tecnologie a disposizione dei motociclisti civili dell’epoca era già molto avanti). Dovevamo uscire alle 07,00 ma a causa di una leggera nebbia che imperversava nella zona orientale, ottenemmo di posticipare la partenza alle 8. Intanto in Ufficio era arrivato il Comandante ispettore, ed il mio collega di scorta capopattuglia provò a chiedere all’ispettore se era possibile cambiare le moto con un autoveicolo, dato il particolare freddo e le condizioni meteo proibitive. La risposta, quasi scontata, fu che non era possibile. Quindi tirammo un bel respiro, ci rimboccammo gli indumenti e via con le "bare volanti", il nomignolo che avevo dato ai V7. Entrammo in autostrada tenendoci a vista. Dopo aver percorso non più di 20 chilometri cominciai ad avvertire dei forti dolori alle ginocchia e brividi fortissimi lungo tutto il corpo. Chiesi via radio al capopattuglia di fermarsi sulla destra. Appena mi fermai e misi i piedi per terra (per me non era facile data la mia statura e data l’imponenza dei V7) sentii un "crack". E’ difficile da spiegare, ma tale rumore era dovuto ad un manto di ghiaccio che si era formato sulle mie ginocchia piegate sulla moto. Infatti, dalla carenatura gocciolava sulle ginocchia la foschia che si addensava e che poco alla volta aveva inzuppato il pantalone creando uno strato di ghiaccio. Feci presente al collega capopattuglia il dolore ed il freddo che provavo, dicendomi che anche lui era nelle stesse condizioni. Mi consigliava di andare avanti, poi a Mestre avremmo deciso. Andavo avanti stringendo i denti, appoggiando le ginocchia ormai insensibili alle testate a V della moto per riscaldarle, e spesso alternandole appoggiavo anche le mani coperte dai guantoni invernali di pelle che erano inzuppati. Pensate che eravamo in queste condizioni prima ancora di iniziare la scorta al carico eccezionale. Insieme ai camionisti del carico, dopo aver espletato i controlli di rito, bevemmo qualcosa di caldo e partimmo di scorta entrando in autostrada. La velocità del convoglio era di circa 30/50 km/h, quindi vi lascio immaginare quante ore ci sono volute per raggiungere la destinazione,tra le imprecazioni e dolori dovuti al freddo per i vestiti fradici. Lasciato il carico eccezionale, ci recammo presso la sottosezione autostradale di Rovigo (A13) per la firma dei fogli di viaggio. Ci presentammo al piantone che era solo, in condizioni pietose. Domandammo, sentendo il caldo tepore dei termosifoni, se avevano una cucina o una stanza dove rilassarci e riscaldarci un po’. Il piantone, non si fece problemi evidentemente per come eravamo ridotti ad indicarci una camerata con alcuni letti e coperte. Era il pomeriggio inoltrato, quando sfiniti ed infreddoliti, ci spogliammo e ci coricammo sulle brande cadendo quasi inconsciamente in un profondo sonno ristoratore. Perdemmo ogni contatto con la realtà. Intanto il piantone del distaccamento era cambiato ed il montante non si era preoccupato di svegliarci. Ricordo che stavo dormendo profondamente, quando venni scosso per una spalla. Inebetito dalla stanchezza, il collega ci chiese di che reparto eravamo. Rispondemmo che eravamo del distaccamento di Portogruaro e nel contempo chiedemmo che ora era. Sentendo l’ora, ci prese un fremito ed uno spavento,balzando sul letto.
Immediatamente  senza proferire altre parole, ci vestimmo e partimmo alla volta di Portogruaro con i nostri V7 e godendo ancora di quel tremendo freddo che la serata invernale ci concedeva generosamente. Cosa era successo. Il piantone di Portogruaro, sapendo che aveva fuori una scorta moto montata, iniziò a chiamare via radio e al nostro silenzio dopo ore di chiamate, cominciò ad informare il compartimento della nostra "scomparsa". Quindi il compartimento cominciò a fare un giro di telefonate ai vari reparti interessati dal nostro itinerario, fino a trovarci alla sottosezione di Rovigo. Fu questo il motivo per cui il piantone venne a svegliarci, raccomandandoci di chiamare il comando d’appartenenza per tranquillizzarli sulla nostra sorte. Rientrammo a Portogruaro poco prima di mezzanotte ancora fradici, infreddoliti e completamente esausti. Non subimmo conseguenze disciplinari, solo perché i superiori capirono quanto fu difficile per noi portare a termine quel servizio a tutela dell’incolumità pubblica. Inutile dire che in tanti anni, di scorte difficili come questa, ne affrontai delle altre, con tutta gioia delle mie ossa. Dedico questo mio racconto di vita, a tutti quei colleghi, che in quegli anni come in passato e come oggi, hanno svolto e svolgono i loro servizi a tutela della collettività con grande spirito di sacrificio, sopportazione dei disagi e difficoltà, portando nei  loro corpi dopo tanti anni, i segni di quelle sofferenze.

             Valter Cav. Stabile - Ago.2015





 
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